Dispositivi di ancoraggio per le coperture

Componente di un sistema anticaduta

I dispositivi di ancoraggio per le coperture costituiscono il primo componente dei tre costituenti un sistema anticaduta e rappresentano la dotazione base contro il pericolo di caduta dall’alto in operazioni di manutenzione ordinaria.

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Dispositivi di ancoraggio

I dispositivi di ancoraggio, per come li conosciamo oggi, sono entrati nel lessico comune degli operatori del settore edile a partire dall’inizio degli anni 2000 successivamente ad altri paesi europei (Francia ed Inghilterra in primis) dove erano già di uso comune e da dove sono arrivati i primi campioni. Di uso comune nel mondo alpinistico, i dispositivi di ancoraggio non sono altro che elementi, in genere di acciaio ma oggi anche in alluminio, variamente configurati, progettati e realizzati per costituire un valido supporto di tenuta contro il pericolo di caduta dall’alto in zone di lavoro esposte.

UNI EN 795 e seguenti

In analogia a molti altri prodotti, anche i dispositivi di ancoraggio hanno una norma tecnica di riferimento che detta i requisiti, i metodi di prova e le istruzioni per l’uso nonché la loro marcatura.

Originariamente l’unica norma tecnica di riferimento era la UNI EN 795:1996, aggiornata nel 2002 e rimasta in vigore fino all’anno 2012. A partire da questo anno in poi, visto lo sviluppo esponenziale di questo nuovo mondo dell’anticaduta e resosi necessaria una maggiore regolamentazione del mercato, si registra uno sviluppo normativo che ha determinato per un biennio un certo sconquasso risoltosi poi, non del tutto, con l’emanazione italiana della UNI 11578:2015.

Dispositivi di ancoraggio removibili o permanenti

La UNI 11578 tratta i dispositivi di ancoraggio destinati all’installazione permanente ovvero non removibili come invece tratta la UNI EN 795:2012 emanata nella logica europea di garantire il consumatore attraverso un prodotto marcabile CE.

La UNI EN 795:2012 viene emanata come sostitutiva della “vecchia” UNI 795:2002 ma si differenzia sostanzialmente dall’originaria norma per il campo di applicazione ristretto assegnato all’impiego dei dispostivi di ancoraggio marcati Uni EN 795:2012. Quest’ultimi infatti sono prodotti come dispositivi di ancoraggio utilizzabili da un singolo utente e destinati ad essere rimossi dalla struttura di supporto una volta terminato l’uso. In altre parole sono dispositivi che seguono l’operatore e non rimangono in dotazione fissa alla copertura. Parziale rimedio a quanto legiferato a livello comunitario lo si ottiene con l’emanazione della specifica tecnica CEN / TS 16415:2013 la quale detta i requisiti e i metodi di prova per consentire l’uso di dispositivi di ancoraggio marcati UNI EN 795:2013 da parte di più persone contemporaneamente. Il vincolo della rimovibilità del dispositivo di ancoraggio permane comunque.

La presa di posizione italiana

Considerate le pressanti richieste degli addetti ai lavori del mondo anticaduta, considerati i tempi lunghi di un eventuale intervento normativo europeo, l’Italia, attraverso il proprio ente di unificazione normativa – UNI – ha provveduto in proprio ad emanare una norma tecnica – UNI 11578:2015 – che disciplinasse la produzione e commercializzazione di dispositivi di ancoraggio destinati all’impiego permanente sulle coperture da parte di una o più persone. Questa norma tecnica, ad oggi, costituisce l’unico riferimento tecnico a cui tutti i produttori di dispositivi di ancoraggio, destinati all’impiego permanente su coperture di fabbricati civili ed industriali, dovrebbero fare riferimento.